

In Italia, il processo per avviare una startup è notoriamente lungo e complesso, e una semplificazione di queste procedure potrebbe aumentare le probabilità di ottenere un’exit positiva. Tuttavia, per arrivare a questo traguardo, è essenziale identificare ciò che non funziona nel nostro Paese e adottare modelli più snelli e efficienti. L’adozione delle best practice internazionali potrebbe contribuire a migliorare la filiera delle startup italiane, e uno degli strumenti più efficaci in tal senso è il SAFE (Simple Agreement for Future Equity). Ma come funziona e perché può fare la differenza?
Sommario
ToggleUn esempio pratico aiuta a comprendere il problema. Immaginiamo una startup in fase Seed che invia il proprio executive summary a un fondo di venture capital. Pur avendo un’idea brillante e un team valido, la trattativa sulla valutazione della startup si trascina per mesi. L’azienda, impegnata a dimostrare il proprio valore pre-money, finisce per rallentare le attività strategiche e operative. Dopo sei mesi di burocrazia e confronti con avvocati e consulenti, la startup chiude l’operazione, ma con una nuova governance e un ritardo significativo sul piano operativo. Spesso, queste situazioni portano al fallimento dell’impresa, che si ritrova a liquidare i propri asset e a rimpiangere il tempo perso in valutazioni complicate, piuttosto che concentrarsi sulla crescita.
In questo contesto, la valutazione pre-money di una startup in fase seed è estremamente complicata, poiché non ci sono ancora ricavi significativi o metriche concrete da considerare. Questo rende la valutazione una questione altamente soggettiva. Invece di perdere tempo in queste trattative, potrebbe essere utile adottare un approccio più flessibile e rapido, come avviene in altre realtà internazionali.
Il SAFE è uno strumento innovativo introdotto nel 2013 da Y Combinator, uno dei più importanti acceleratori della Silicon Valley. L’idea alla base di questo accordo è semplice: rimandare la valutazione scientifica della startup al momento del round Series A, quando l’azienda avrà già dimostrato la validità del proprio modello di business e delle metriche di crescita. Con il SAFE, gli investitori ottengono uno sconto da applicare al primo round “prezzato”, ma nel frattempo la startup può continuare a operare senza interruzioni. Questo approccio rapido e a basso costo ha reso il SAFE una pratica comune nei Paesi con ecosistemi di startup più avanzati.
Nonostante ciò, in Italia si fa ancora fatica a diffondere questo tipo di approccio. La maggior parte degli investitori italiani continua a preferire modelli di valutazione più tradizionali, spesso appesantiti da burocrazia e lungaggini. Tuttavia, sarebbe nel loro stesso interesse adottare strumenti come il SAFE, che non solo facilitano il lavoro delle startup, ma aumentano anche le probabilità di successo per tutti gli attori coinvolti.
Nel mondo delle startup, l’obiettivo principale è quello di realizzare aumenti di capitale in funzione del raggiungimento di obiettivi progressivi, fino a un’eventuale exit. Per questo, molte startup early stage si trovano a dover rispondere a una domanda cruciale: è davvero necessario dedicare così tante risorse per definire un valore prima che siano stati raggiunti traguardi chiari, come la validazione del mercato o la scalabilità? Adottare modelli più leggeri e flessibili potrebbe aiutare le startup a concentrarsi su ciò che conta davvero: la crescita e la competitività.
Esistono diversi modelli di valutazione che vengono utilizzati nel mondo delle startup, suddivisi tra approcci qualitativi e quantitativi. Tra i modelli qualitativi più usati vi sono lo scorecard, che confronta la startup con altre simili a livello geografico, e il checklist, che valuta gli asset intangibili dell’azienda. Questi modelli sono prevalenti fino alla fase seed, ma con l’adozione del SAFE, diventano strumenti utili per stimare le probabilità di successo di una startup, senza appesantirla con valutazioni premature.
Sul fronte quantitativo, i modelli più comuni sono il Venture Capital e due varianti del metodo del discounted cash flow (DCF). Questi metodi si concentrano su proiezioni finanziarie future e sulla capacità della startup di generare flussi di cassa. Tuttavia, questi approcci diventano predominanti solo a partire dal Series A, quando la startup ha già dimostrato di essere in grado di crescere in modo sostenibile.
In conclusione, tutti questi metodi di valutazione sono in netto disuso nelle fasi precedenti al Series A, proprio perché rischiano di compromettere le già basse probabilità di successo di una startup early stage. Adottare il SAFE significa accettare l’idea che alcune startup potrebbero non raggiungere determinati obiettivi, e che in questi casi sarà meglio non procedere con ulteriori investimenti. Ad oggi, il SAFE è pienamente utilizzato in Italia grazie all’azione di CDP Venture Capital, ma sarebbe auspicabile che tutti gli investitori italiani, soprattutto quelli attivi nelle fasi pre-seed e seed, adottassero massicciamente questo strumento.
Se anche tu hai una idea innovativa da realizzare o una Startup già avviata, entra nel nostro incubatore, CANDIDATI ORA a Startup Europa Lab e scopriamo insieme qual è il percorso migliore per la crescita del tuo progetto.